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Principio Di Riprova Sociale

Continuiamo la nostra avventura all’interno dei Principi della Persuasione di cui ha parlato per la prima volta da Robert Cialdini occupandoci di un principio molto importante: il principio di Riprova Sociale.

Il principio di riprova sociale dice che l’uomo che si trova in un gruppo è portato a seguire il comportamento della maggioranza.

Dalla nostra esperienza sembra avere un certo senso. Per quanti è una preoccupazione costante ciò che pensano gli altri? Quanti hanno paura di fare brutta figura o prendono decisioni in base a ciò che la gente penserà?

Sebbene ci piace pensare di essere più forti, questo principio riguarda tutti noi e ne siamo soggetti.

Perché Esiste il Principio di Riprova Sociale?

hey, guarda lassù!

hey, Guarda lassù! Lo scherzo più stupido che puoi fare sfruttando il Principio di Riprova Sociale

Il principio di riprova sociale è quindi “installato” nella nostra mente, non possiamo fare a meno di esserne soggetti. È opportuno quindi chiederci che beneficio ne traiamo visto che la selezione naturale lo ha portato con sé fino ad oggi?

Nonostante casi particolari, se ragioniamo in assoluto e pensiamo soprattutto a tempi in cui sopravvivere era molto più difficile allora capiamo come seguire la massa, fare quello che faceva il gruppo era la scelta più sicura.

Chi si avventurava prendendo decisioni per conto suo magari trovava una riserva d’acqua… o magari veniva sbranato da un leone.

Fino a Che Punto Però Arriviamo a Spingerci Per Conformarci Ad Esso?

 Fino a che punto però può spingerci il principio di riprova sociale? Fino al punto da lasciar morire qualcuno.

Prendiamo il caso di Catherine Susan Genovese. Una notte di Marzo del 1964 questa donna di New York venne accoltellata fino alla morte in strada.

La particolarità è che l’atto durò a lungo, con la donna che scappava terrorizzata e gridava aiuto, sotto lo sguardo di alcuni testimoni che ascoltavano dalle finestre senza intervenire.

“Se nessuno fa qualcosa, perché dovrei io?” era forse ciò che pensavano.

Ti sembra una follia? Pensa allora alle volte in cui in città passiamo accanto a senzatetto sdraiati a terra, che potrebbero benissimo essere in fin di vita, e pensa a come tu, io e il resto dei pedoni tiriamo avanti senza fare niente.

 

Perché se nessuno fa qualcosa, evidentemente va tutto bene. Ma non è lo stesso che pensano gli altri?

Il caso Genovese ha contribuito a definire un effetto, l’effetto Bystander, cioè il principio secondo cui siamo meno portati ad aiutare una vittima quando ci sono altre persone attorno.

Non è per cattiveria. Sono diverse le variabili in gioco e fra queste troviamo l’ambiguità della situazione (“e se fosse un falso allarme? Non voglio fare una brutta figura”), il senso di coesione col gruppo e la diffusione della responsabilità.

Quest’ultimo principio della diffusione di responsabilità dice che maggiore è il gruppo e meno responsabilità ci assumiamo per ciò che facciamo.

Ha senso, basta pensare al fenomeno delle tifoserie violente: presi singolarmente sono bravi ragazzi, insieme si scatenano. La colpa è di tutti, quindi non è di nessuno.

Ritornando quindi al caso di Susan Genovese, i testimoni avrebbero potuto pensare:

  • Spetta a me prendermi cura del caso?
  • Magari qualcuno ha già chiamato la polizia..
  • Se nessuno sta facendo niente è perché non bisogna immischiarsi
  • Se è un falso allarme farò la figura dell’imbecille
  • e così via…

Non ti sembrano domande che ti saresti posto anche tu?

L’esperimento Latané-Darley

Per testare in maniera scientifica questo principio gli studiosi Latané Darley crearono un interessante esperimento. Volevano dimostrare come il principio di riprova sociale potesse arrivare a compromettere la nostra stessa salute in situazioni di potenziale pericolo.

L’esperimento consisteva nel porre un soggetto all’interno di una stanza con la scusa di compilare un modulo e poi far entrare dalla porta (chiusa) del fumo come se si stesse verificando un incendio. Si sarebbe alzato e lo avrebbe segnalato?

Certo, dirai tu, io l’avrei fatto! In effetti, quando il soggetto si trovata da solo, nel 75% dei casi si alzava e segnalava la fuga (la riprova sociale non aveva effetto). Ma il bello doveva ancora arrivare.

Quando però nella stanza, in un successivo esperimento, vennero messi tre ignari studenti invece di uno solo la percentuale si abbassò al 38%.

E se nella stanza veniva messo uno studente ignaro e due istruiti dagli psicologi a far finta di niente allora la percentuale si abbassò al 10%! Scioccante, vero?

..E Se Rapissero Una Bambina Davanti ai Nostri Occhi?

..e sì, hanno creato un esperimento anche su questo. Guardiamo il risultato del principio di riprova sociale ed in particolare dell’effetto Bystander in questo caso.

Nonostante la bambina gridi “Qualcuno mi aiuti, questo non è mio padre” la gente continua a farsi i fatti propri. Le motivazioni degli intervistati dopo l’esperimento?

“Pensavo che qualcun altro si sarebbe preso la responsabilità di fare qualcosa”.

Suona familiare?

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6 commenti

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  • Mario

    Una tipica euristica insomma…

    Ad ogni modo non penso che il ragionamento sia quello del “se lo fanno tutti non può essere del tutto sbagliato”, quanto piuttosto qualcosa del genere “se lo fanno tutti nessuno mi romperà le scatole se lo faccio pure io; insomma, credo che la cosa abbia meno a che fare con la dicotomia “giusto/sbagliato” e che si basi piuttosto su un’intuizione molto pragmatica…

  • pamela

    a me è capitato purtroppo due volte … di assistetere a situazioni limite … con due litigate che, diciamo, stavano prendendo una brutta piega … e potevano andare a finire male …

    La prima cosa che provi è la “paura” e poi … la confusione dentro … Hai paura, anche per te stesso, che possano farti del male e quindi questo ti blocca …. e poi c’è la confusione, più che altro in testa … la quale anch’essa blocca, perchè ti dici “Sta succedendo davvero???” di fronte a situazioni così al limite … si è sotto shock e non ci si riesce a “capacitare” … tendiamo a pensare che non sta succedendo ciò che stai pensando … cioè il peggio … non sai se accadrà il peggio … come puoi dirlo??? … si cerca il confronto … ma ci si ritrova intorno altre persone che sono bloccate per gli stessi motivi … e nel frattempo … non si fa nulla …

    Io sinceramente, facendo il paragone con questo articolo, mi sento un po’ anomala, dico la verità … perchè comunque sia con tutto il terrore e il panico, in entrambe le situazioni, io ho chiamato la polizia … mi sono detta “loro ci capiranno qualcosa … se gli dico ciò che sta accadendo e soprattutto come mi sento … mi sapranno dire qualcosa” … ho chiamato per chiedere aiuto per me … ero spaventata da morire … difatti quando chiamai, gli chiesi “come comportarmi” … perchè sinceramente non sapevo cosa dovevo fare …

    poi ovviamente intervennero loro … e anzi … andò a buon fine tutto …

    Si è troppo spaventati in quelle situazioni limite … veramente troppo … e soprattutto, non si riesce a “valutare” la situazione … però se ci si calma un attimo e si ragiona con la propria testa, qualcosa di buono può uscire fuori …

    comunque mi sento anomala … dopo questo articolo, a paragone … mi sento fuori dalla norma …

  • Francesco

    Dopo aver letto questo articolo mi è tornata in mente una frase molto bella che ho letto (non ricordo dove)…ricordo solo che era un articolo riguardante l’avere successo nella vita….questa frase che mi ha colpito molto è….”Chi segue gli altri non arriva mai primo…” 😉

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